la guida

a cura di Mariangela Carlessi


CHIESE DI OLERA


L’abitato di Olera, al pari di quello di Brumano, pare sia tra i più antichi della bassa Valle Seriana, entrambi accomunati dalla posizione strategica che li metteva al riparo dalle feroci incursioni dei briganti che imperversavano nel tardo medioevo. Olera, situata in sponda sinistra del torrente Diebra, è un borgo dall’impianto urbano affascinate, dove i viottoli e le scalinate costrette nei rustici muri in pietra delle case, evocano sensazioni d’altri tempi. Proprio per la maestria con cui i suoi abitanti sapevano tagliare le pietre, il nome di Olera era fin dall’antichità conosciuto in tutto territorio che fu del dominio veneto, i più signorili palazzi del quale ebbero tra i più insigni costruttori proprio gli abitanti di questo piccolo ed operoso borgo alzanese. La specializzazione in quest’arte non solo consegnò ad Olera fabbricati ben costruiti di cui ancora oggi godiamo l’effetto scenico, ma consentì al borgo di fregiarsi di importanti opere d’arte che rendono il sito ricco di interessi artistici. Ne è esempio il quattrocentesco polittico di Cima da Conegliano conservato nella chiesa parrocchiale dedicata a San Bartolomeo, tra i complessi pittorici più prestigiosi dell’intera provincia bergamasca, ma anche molte altre bellissime opere di scuola veneziana, per la maggior parte provenienti probabilmente da donazioni di oleresi trasferitisi a Venezia.
Nel borgo si trovano tre chiese, la più antica delle quali è quella a dedicata alla SS. Trinità e tutti i Santi, detta anche Chiesa dei morti per le tombe quattro-cinquecentesche che vi si conservavano. La chiesa fu realizzata nel 1296 probabilmente su commissione della nobile famiglia Acerbis, lì trasferitasi da Bergamo. Al suo interno si conservano alcune opere importanti, tra le quali: un polittico con al centro la statuetta di San Rocco della metà del ‘500, e due tavole opera di Lucano da Imola detto Gaggio con i Santi Cristoforo e Antonio Abate e la deposizione di Cristo in alto; una tela con San Carlo del lodigiano Tommaso Pombioli e un’altra con la S.S. Trinità e tutti i santi del 1597, opera quasi certamente di Alessandro Maganza. Degna di nota anche la cinquecentesca ancona lignea dorata con intarsi in altorilievo raffiguranti la lapidazione di Santo Stefano protomartire.
Nella seconda metà del XV secolo a fianco dell’antica chiesa dei morti si iniziò la costruzione di una chiesa più capiente, conclusa e consacrata sotto il titolo di San Bartolomeo Apostolo nel 1471. Tra il 1875 ed il 1880 la chiesa fu completamente riformata su progetto dell’architetto Angelo Cattò (altro architetto attivo in provincia nell’edificazione o riforma di edifici religiosi: suo, ad esempio, è il Santuario di San Rocco a Spirano, e il restauro del portale di Santa Maria Maggiore in Bergamo Alta), che le conferì l’attuale veste neogotica con importanti interventi strutturali che riguardarono in particolare il sopralzo dell’edificio preesistente, l’introduzione di quattro pilastri nella navata, la realizzazione di due cappelle laterali e l’allungamento dell’abside poligonale. Sul fronte principale, da segnalare il portale in stile gotico in marmo di Sarnico e Mapello sormontato da pinnacoli. Nella chiesa parrocchiale oltre al citato polittico di Cima da Conegliano dell’altare maggiore sono conservate: la tela della Discesa dello Spirito Santo, opera di Vittoriano Urbini da Crema (1588), la secentesca Adorazione dei Magi del bergamasco Giuseppe Brina, gli affreschi di Ponziano Loverini (1880) raffiguranti la deposizione di Gesù, la predicazione ed il Martirio di San Bartolomeo. Sull’altare di destra, dedicato al beato Fra Tommaso, è presente una tela dell’Immacolata con fra Tommaso inginocchiato ai suoi piedi, opera del 1870 di Giacomo Gritti, altare di recente arricchito con un bel quadro di fra Tommaso da Olera di Aurelio Bruni. Nell’altare di sinistra è conservata una splendida quanto rara icona veneto-cretese della metà del XVI secolo rappresentante la “Madre di Dio della Passione”. Notevoli sono pure gli arredi lignei come le bussole delle porte e i confessionali, gli intarsi del coro e, specialmente, i fregi scolpiti nel seggio centrale.
A levante dell’abitato lungo la mulattiera che collega Olera con Burro, si staglia elegante sul versante la terza chiesa del borgo, dedicata a San Rocco, protettore e guaritore dalla peste: un oratorio campestre di cui si trova traccia già nel 1486, dalla forma compatta e semplice. La modifica più importate realizzata nel tempo è il campanile, risalente al 1929, sul quale si trova una campana quattrocentesca, la più antica della diocesi. L’interno della chiesa è ad unica navata con presbiterio rialzato e con catino absidale affrescato con l’immagine del Cristo Pantocrate contornato di angeli e figure dell’antico testamento. Altri affreschi sono dedicati all’Annunciazione, con l’Angelo che porge uno stelo fiorito di gigli da un lato e la Vergine Maria inginocchiata in attesa dall’altro. Notevoli sono anche i tre riquadri affrescati rappresentanti la Madonna con il Bambino, San Giorgio a Cavallo in lotta con il drago e San Rocco con San Sebastiano, e un affresco ritrovato durante gli ultimi restauri raffigurante un santo vescovo. Al centro dell’altare campeggia la statua di san Rocco con il fedelissimo cane ai piedi opera lignea di fine ‘800 di Giuseppe Runggaldier.
Il grazioso borgo alzanese negli ultimi anni è salito agli onori della cronaca grazie alla figura del beato fra Tommaso da Olera, al quale è dedicato un centro studi che raccoglie alcuni dei numerosi dipinti e sculture che artisti bergamaschi e non hanno dedicato alla figura del frate.

BEATO TOMMASO DA OLERA


Tommaso Acerbis nacque ad Olera sul finire del 1563 da genitori dediti alla pastorizia, attività che il giovane Tommaso svolse fino all’età di diciassette anni. Nel 1580 chiese di farsi cappuccino entrando nel Convento di Santa Croce di Cittadella con il nome di Fra Tommaso da Olera. Il 5 luglio 1584 emise la professione religiosa, che svolse con obbedienza ed umiltà per quasi cinquant’anni nel servizio della questua: a Verona fino al 1605, poi sette anni a Vicenza, cinque anni a Rovereto e, dopo un paio d’anni trascorsi tra Padova e Conegliano, su richiesta dell’arciduca Leopoldo V d’Asburgo fu inviato ad Innsbruck, sede della provincia cappuccina del sud Tirolo, a svolgere la missione di sempre, quella di questuante.
L’amore per le anime lo trasformò in un apostolo, che con parole semplici ma ardenti seppe testimoniare il Vangelo istruendo nella fede i piccoli ed i grandi, gli ultimi ed i potenti, impegnando ciascuno nell’esercizio dell’amore. Da illetterato diventò forbito scrittore, dote culminata con quel “Fuoco d’amore” che il Santo Papa Giovanni XXIII considerava tra le letture a lui più care (il volume originale del Papa è custodito nell’altare dedicato a Fra Tommaso).
Allo stesso tempo fu promotore di vocazioni alla vita consacrata, sprono per l’erezione di monasteri in Veneto, mentre nel Tirolo fu guida spirituale di poveri e potenti, come l’arciduca Leopoldo V, l’arcivescovo Paride Londron e l’imperatore d’Austria Ferdinando II. Morì il 3 maggio 1631 e fu sepolto nella chiesa dei cappuccini di Innsbruck.
La causa di beatificazione di fra Tommaso iniziò nel 1963. Nel 2011 la consulta medica dichiarò “scientificamente inspiegabile” la guarigione del miracolato di Thiene e successivamente la commissione teologica attribuì la guarigione all’intercessione del venerabile Tommaso da Olera. Il 10 maggio 2012 papa Benedetto XVI firmò il decreto di beatificazione ed il 21 settembre 2013 nella cattedrale di Bergamo si svolse la cerimonia solenne.

IL POLITTICO DI CIMA DA CONEGLIANO


Il Polittico di Olera eseguito nel 1489 da Giovan Battista Cima da Conegliano Veneto è un’opera di straordinariovalore, tra le più ragguardevoli della diocesi bergamasca.
Il polittico è addossato alla parete absidale dietro l’altare maggiore della chiesa di San Bartolomeo, probabilmente la stessa collocazione che aveva anche nella chiesa antica di Olera oggi dedicata alla S. S. Trinità.
Eseguito a tempera su tavole lignee consta di nove scomparti distribuiti su due ordini e raccolti in una finissima cornice intagliata e dorata, fra le pochissime originali ancora esistenti nei polittici del Cima.
Al centro del polittico è collocata la quattrocentesca statua lignea di San Bartolomeo, a cui la chiesa è dedicata; sopra il patrono, la raffigurazione della Vergine col Bambino e, nella scultura apicale del polittico, la rappresentazione di Dio.
Nel primo ordine pittorico a figura intera sono rappresentati San Sebastiano, San Pietro Apostolo, San Giovanni Battista e San Rocco mentre nel secondo ordine sono rappresentati a mezzo busto, Santa Caterina, San Gerolamo, San Francesco e Santa Lucia. Tutte le figure sono dipinte con straordinario magistero su fondo dorato, simbolo della divinità e della luce del Paradiso, dove i santi rappresentati sono l’espressione della venerazione popolare del tempo, come San Sebastiano e San Rocco invocati contro la peste, un vero flagello a quel tempo.
Il Polittico fu restaurato da Franco Steffanoni nel 1962 in occasione della mostra di Treviso, mentre la prestigiosa ancona fu restaurata nel 1976 da Eugenio Gritti. I più recenti importanti restauri sono stati effettuati da Lucia e Andrea Dori e da Roberto Buda per i supporti lignei negli anni 2001-2002.



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28 dicembre 2016

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