chiesa della S.S. Trinità



Un'altra, nella montana Olera dalla bella età di 706 anni: la chiesa di tutti i Santi.
S'innalza a destra di chi guarda la chiesa parrocchiale, ad essa vicinissima. E' chiamata chiesa de La Santissima Trinità e tutti i Santi o più brevemente La chiesa di tutti i Santi, o La vecchia chiesa, anche La chiesa dei morti essendo ancor oggi leggibile sul frontale dell'arco absidale «Templum Mortuorum». Da quando il parroco Pietro Rota (1940-1946) vi fece costruire una nicchia per collocarvi una statua della Madonna, è chiamata anche Chiesa della Madonna di Lourdes. Antecedentemente era adibita a deposito, da quando il vescovo Luigi Maria Marelli, in visita pastorale il 14-15 gennaio 1923, ne aveva sospeso il culto. chiesa
Santissima Trinità e tutti i Santi o più brevemente La chiesa di tutti i Santi, o La vecchia chiesa, anche La chiesa dei morti essendo ancor oggi leggibile sul frontale dell'arco absidale «Templum Mortuorum». Da quando il parroco Pietro Rota (1940-1946) vi fece costruire una nicchia per collocarvi una statua della Madonna, è chiamata anche Chiesa della Madonna di Lourdes. Antecedentemente era adibita a deposito, da quando il vescovo Luigi Maria Marelli, in visita pastorale il 14-15 gennaio 1923, ne aveva sospeso il culto.
Il primo documento, sinora noto, che parla di Olera è una pergamena in lingua latina, conservata nella Biblioteca Civica di Bergamo: porta la data del 9 novembre 1165 e riferisce una questione intorno alle decime fra alcuni di Olera e i canonici della chiesa di S. Vincenzo e S. Alessandro di Bergamo.
La chiesa di tutti i Santi, addossata a una casa antica, sembra risalire al 1296, quando un Alberto Acerbis «fece costruire nella sua Villa d'Olera case e chiesa». Questa prima chiesa, che S. Carlo Borromeo indica quale antica parrocchiale, è un edificio augusto, a travatura scoperta, che conobbe secolo dopo secolo restauri e rifacimenti. Uno di questi, e il più rilevante, fu compiuto nel 1597: l'anno è inciso nell'architrave in pietra della porta d'ingresso.
Risale all'estate 1974 l'impegno del parroco don Andrea Andreani per riportare la vetusta costruzione al suo volto originario. Scrostando gli intonachi, è apparsa la facciata ben distinta in tre parti: la parte centrale con la porta d'ingresso, due finestre e un finestrone circolare; un grande arco che poggia su due pilastri di pietra lavorata; un angolo quello di destra, in pietra lavorata.
Il grande arco fa capire che, originariamente, la chiesetta era aperta. In un documento di S. Carlo Borromeo, la chiesetta è chiamata «cappella fornicata». Dinanzi all'arco aperto s'apriva un piccolo cimitero. S. Carlo, in visita a Olera il 22 settembre 1575 per mezzo di convisitatori condotti da Milano, decretò che venissero tagliate entro otto giorni le viti, che crescevano nel cimitero e aderivano al muro della chiesa; decretò inoltre che venissero chiusi la chiesetta di tutti i Santi e il suo cimitero, per impedire l'ingresso agli animali. Venne quindi murato il grande arcone, che dava alla chiesetta una caratteristica di montagna.
In una nota il vescovo Adriano Bernareggi, in visita pastorale o Olera nel 1938, indica nella chiesetta una fascia di affreschi (sono i dodici medaglioni dei profeti, con al centro l'Agnello, nell'arco absidale), avanzo di affreschi nell'abside con data 1450, 12 dicembre, una pala de L'incoronazione di Maria e Santi. Resti di altri affreschi s'affacciano ancora qua e là, nell'interno della chiesa e sul muro esterno verso mezzogiorno.
I lavori di restauro più radicali furono quelli del 1597, mentre era parroco il frate francescano Giovanni Battista Vitali da Ambria. E' incerto se tali lavori siano stati eseguiti in seguito alle disposizioni di S. Carlo Borromeo rilasciate nel 1575, o a quelle del vescovo Regazzoni, in visita a Olera il 9 aprile 1581.
L'impresario fu «Bernardo Lezini dal Monte di Anes» (Nese), che stese regolare contatto per chiudere l'arcone della facciata con muro, porta, due finestre e rosone centrale, per rialzare il muro a monte, per fare il tetto a spiovente unico, per tinteggiare l'interno bianco. Scalpellino delle pietre della porta, delle finestre e del rosone, fu Giacomo Acerbis taglia pietre di Olera. Un altro taglia pietre di Olera, Zanoto, preparò le pietre per l'altare e il sacrato. «Lorenzo Rasegotto da Torre Boldone» provvide al legname. Giacomo Rogieri «canzardino da Nese» provvide calce e coppi. Per il pavimento s'interessò Agostino Palazino da Monte di Nese, per i banchi e per i telai in legno alle finestre e al rosone Filippo Passagnolo di Olera. Romulo di Albino allestì «2 ferade, 4 polege per la porta, 8 polege per i balconi, 2 bastoni di ferro per l'occhio». Per i trasporti s'occupò «Zuan Zanoto di Aviatico» abitante in Olera.
Nello stesso documento si parla della pala d'altare, provveduta con offerte - lire 72 - di venticinque oleresi e fatta eseguire nel 1597 a Venezia, dove si portavano degli oleresi taglia pietre per il lavoro. In tutto per la complessiva spesa, trasporto compreso da Venezia ad Alzano Lombardo, di lire 95 e scudi 5.

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28 dicembre 2016

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